DAL 1° LUGLIO NUOVE REGOLE PER RUBARE MEGLIO IL TFR AI LAVORATORI NUOVI ASSUNTI
Se non dici NO entro sessanta giorni, il tuo TFR non resta più in azienda ma viene inviato automaticamente ai fondi di previdenza complementare
Nel 2007 partì il primo tentativo, ad opera del Governo Prodi, di dirottare automaticamente il TFR dei lavoratori ai fondi di pensione complementari gestiti da associazioni datoriali e CGIL – CISL – UIL. Questo scippo venne impedito grazie alla mobilitazione promossa dalla CUB; il Governo dovette fare parziale retromarcia.
Dal 2007, infatti, il datore di lavoro deve chiedere al momento dell’assunzione del lavoratore, con apposita modulistica, la destinazione del TFR: il lavoratore, entro i primi 6 mesi, può decidere di lasciarlo in azienda oppure dirottarlo ad un fondo integrativo. Se il lavoratore non esprime alcuna scelta – il cosiddetto “silezio-assenso” – solo allora il TFR viene destinato automaticamente a forme di previdenza complementare previste dal CCNL applicato.
Dal 1° Luglio 2026 cambia tutto! Il Governo Meloni, con l’ultima legge di bilancio, è riuscito nel “capolavoro” di regalare il TFR dei lavoratori ai fondi speculativi privati gestiti dai sindacati confederali. CGIL – CISL – UIL, infatti, esultano!
Cosa cambia dal 1° Luglio 2026? I lavoratori neo-assunti nel settore privato (con esclusione dei lavoratori domestici), verranno AUTOMATICAMENTE iscritti a una forma di previdenza complementare prevista dal CCNL, salvo che il lavoratore – di propria iniziativa – non esprima dissenso entro 60 giorni.
IL TFR E’ UN DIRITTO DEL LAVORATORE, COME CUB CONTINUIAMO LA NOSTRA LOTTA CONTRO LO SCIPPO:
I fondi pensione sono strumenti previdenziali irrilevanti: accantonano capitale, poi riscattato, senza dare luogo ad alcuna reale pensione integrativa.
Il rendimento del TFR è sicuro, rivalutato in base all’inflazione reale, quello del fondo pensionistico non è prevedibile. Il TFR ai fondi è per sempre e non può essere revocato.
Il TFR lasciato in azienda in caso di fallimento di quest’ultima è protetto da un fondo appropriato presso l’INPS.
La colpa per le pensioni basse, attuali e future, è delle contro-riforme messe ina atto negli anni dai vari governi, che hanno eliminato il sistema retributivo e che hanno incentivato lavoro precario e sottopagato.
Un sindacato deve lottare per aumentare i salari, garantire lavoro stabile e in sicurezza, tenere il TFR in azienda, rivendicare una pensione pubblica sufficiente per una vecchiaia dignitosa: i fondi privati speculativi previdenziali e/o sanitari sono un’arma del neo-liberismo per smantellare poco a poco il welfare state!
Invitiamo quindi, tutti i lavoratori che verranno assunti dopo il 1° luglio 2026, ad inviare, entro 60 giorni dall’assunzione, la seguente dichiarazione alla propria azienda:
Oggetto:Dichiarazione di NON adesione a Fondo Pensione e mantenimento del TFR in azienda
Il sottoscritto___________________________________________C.F. ________________________________ attualmente residente a ___________________________ Via/Piazza________________________ N°______, dipendente dell’azienda ___________________________________assunto il ________________, ai sensi della normativa vigente, DICHIARA di non voler aderire al fondo pensione complementare previsto dal CCNL applicato dall’azienda, e chiede che il proprio TFR maturando rimanga presso l’azienda o venga trasferito al Fondo di tesoreria INPS qualora l’azienda rientri nelle soglie dimensionali previste dalla legge.
Distinti saluti.
Data__________ Firma ____________________________